Le deformità del piede

La deformità del piede può richiedere l’intervento di uno specialista del piede e della postura (Podologo/Posturologo) non solo quando provoca dolore e limitazioni funzionali al paziente, influenzandone la qualità della vita ma anche in fase preventiva (quando non si avverte alcun fastidio o dolore).  Il piede, infatti, è un organo estremamente complesso (28 ossa, 33 articolazioni, 20 muscoli e 107 legamenti) a cui ciclicamente chiediamo, attraverso il passo, di ammortizzare (comportandosi come una sorta di molla), sostenere il peso del corpo e spingere, diventando una leva rigida. La deformità può interessare l’avampiede, il mesopiede, il retropiede o, in maniera correlata, ciascuno di questi distretti anatomici. L’importante è individuare quale deficit o alterazione presenti il piede e quale fase del passo è eventualmente compromessa e deficitaria.

Esistono 2 principali deformità: il piede piatto e il piede cavo.

Piede piatto, sindrome pronatoria, piede valgo o PTT disease

Tre diversi modi per definire patologie molto simili.
Semplificando, il piede piatto è un’alterazione dell’arco longitudinale mediale e trasversale del piede che determina un’impronta plantare aumentata sul terreno. Molto spesso, anche se non in tutti i casi, questa situazione si accompagna a una pronazione del retropiede (anche detta “valgismo”): un piede pronato o valgo ha il tallone che tende a cadere internamente, in un tentativo di compensare il cedimento della volta plantare.

Questo disturbo può essere congenito (il piede non si sviluppa mai nel modo giusto durante l’infanzia) o acquisito in età adulta.

Le cause di questo non sono sempre chiare, ma è possibile elencarne diverse:

  • traumi al tendine d’Achille, ai piedi o alle caviglie
  • patologie come l’artrite
  • malattie neurologiche (più raramente) quali distrofia muscolare, paralisi cerebrale e spina bifida
  • neuropatie come diabete e poliomielite

Inoltre, alcuni fattori che possono aggravare la patologia o accelerarne l’insorgenza sono:

  • sovrappeso e obesità
  • invecchiamento (usura di tendini e articolazioni)
  • gravidanza (per il brusco aumento di peso)
  • attività sportiva pesante, specie la corsa, non eseguita nel modo corretto
  • postura scorretta
  • calzature sbagliate (troppo strette, con tacchi alti o che non ammortizzino adeguatamente)

E’ una deformità complessa che coinvolge più articolazioni e può arrivare a determinare patologie dell’avampiede (quali alluce valgo, dita a martello o dita a griffe e metatatrsalgie), ma può anche provocare grave sintomatologia e alterazioni a livello della caviglia. Un piede piatto diventa sintomatico quando i meccanismi di compenso vengono a mancare, causando al paziente dolore e instabilità. Il primo segnale d’allarme può essere il dolore all’interno della caviglia (in prossimità del malleolo tibiale) se è la sofferenza del tendine a provocarlo; il male, invece, si avverte sulla superficie postero-laterale del retropiede, quando è il valgismo del calcagno a dare problemi. Ma il dolore può manifestarsi anche a livello delle ginocchia e persino all’anca e alla schiena. Quindi, dolori opposti, per la stessa patologia: per questo è fondamentale una visita podoiatrica e posturale specialistica approfondita anche attraverso l’ausilio di esami specialistci all’avanguardia e non un approccio casuale e veloce e localizzato al solo problema.

Piede Cavo-Varo-Supinato e caviglia vara

Il piede cavo è uno dei più diffusi problemi morfologici ai piedi ed è il contrario del piede piatto. Come spesso accade con questo tipo di problematiche, sono le donne a esserne più colpite, a causa dell’abitudine di utilizzare scarpe col tacco. Si tratta di una deformità che determina un’accentuazione della volta plantare, che risulta eccessivamente curva. Perciò, la zona mediale del piede tende a staccarsi (più o meno, a seconda della gravità del cavismo) dal suolo, diminuendo anche drasticamente la superficie di appoggio e impedendo la distribuzione corretta del peso.
Questa situazione predispone al sovraccarico del tallone e delle teste metatarsali. Il piede cavo può essere bilaterale o unilaterale, cioè è possibile avere un piede cavo e l’altro no.

Spesso, anche se non sempre, il piede cavo è anche supinato. Il piede cavo-varo-supinato diventa patologico quando fa male o quando il paziente ha la sensazione che ceda. È una condizione per la quale il piede è sbilanciato, in termini di carico e stabilità, verso l’esterno a livello di retropiede e caviglia, verso l’interno a livello dell’avampiede. I sintomi si manifestano, nella parte posteriore con dolore lungo un’area che include il malleolo esterno della caviglia e il retropiede (talvolta può essere percepita una sensazione di instabilità); a livello dell’avampiede, invece, con metatarsalgia (sindrome dolorosa del metatarso). Le caratteristiche morfologiche tipiche di questa patologia sono: la “griffe” delle dita e dell’alluce, il primo metatarso plantarflesso, il calcagno varo (deviato verso l’interno).

Talvolta questa deformità è espressione di una patologia genetica di tipo neurologico denominata “malattia di Charcot–Marie–Tooth”. La malattia di Charcot-Marie-Tooth è una malattia genetica che colpisce il sistema nervoso periferico, cioè i nervi. È caratterizzata da debolezza e atrofia dei muscoli, che appaiono come “smagriti”, e da ridotta sensibilità. I sintomi partono in genere dai piedi e si diffondono progressivamente verso l’alto a gambe, parte delle cosce e mani. Sono frequenti anche deformazioni dello scheletro, in particolare dei piedi, che si presentano cavi. La malattia esordisce di solito prima dei 20 anni e può manifestarsi in varie forme, più o meno invalidanti. La frequenza è di un caso ogni 2500 persone.

Infine, un argomento a parte è rappresentato da tutti i pazienti che presentano degli esiti post-traumatici. Spesso fratture di caviglia o di gamba e fratture di astragalo e di calcagno, trattate più o meno adeguatamente, inducono una progressiva deformità in varismo di caviglia e del retropiede. Anche in questi casi è importante una valutazione podologica e posturale avvalorata anche da alcuni esami specialistici (baropodometrico, stabilometrico, podoscopico) ed una diagnosi precoce per pianificare un trattamento che riesca a preservare quanto più possibile la postura, le articolazioni, il movimento e la stabilità del corpo.
Un piede cavo o una caviglia instabile non curate possono portare progressivamente ad una artrosi di caviglia, indipendentemente dall’età del paziente. Per la caviglia, infatti, artrosi non è sinonimo di paziente anziano, ma il più delle volte di paziente con una deformità, soprattutto se in varismo. Curare deformità in varismo di retropiede e caviglia o connessa instabilità significa fare prevenzione sull’artrosi di caviglia e su patologie pusturali che possono instaurarsi nel tempo e portare a sintomatologia dolorosa in altri distretti del corpo (ginocchia, anca, schiena) fino a portare ad una vera e propria disfunzione posturale.

E’ durante una visita specialistica che, osservando la camminata del paziente a piedi nudi, si definisce una prima diagnosi. Spesso bastano pochi passi per capire!
Per un’opportuna diagnosi sono fondamentali: la storia del paziente, il suo lavoro, lo sport praticato ed anche l’osservazione dell’usura delle sue scarpe; tutto questo fa parte dell’anamnesi. Per prendere delle decisioni specifiche in merito al più idoneo trattamento ci si baserà poi su una valutazione biomeccanica, una valutazione posturale, una valutazione osteopatica, una valutazione baropodometrica e stabilometrica ed eventuali radiografie eseguite in carico (cioè stando in piedi – ma solo se strettamente necessarie). Infatti, è in posizione eretta che il piede lavora e fa male ed è in posizione eretta che va studiato. Questo è il motivo per cui una radiografia in carico offre spesso più informazioni di una risonanza magnetica (esame che si esegue sdraiati).

Nel paziente comune che lamenta sintomatologia, una corretta terapia ortesica plantare neurobiomeccanica specialistica può rappresentare un valido strumento di compenso, di correzione e di rimodulazione del piede e della postura; quando indossato sostiene le strutture articolari e favorisce i tendini sofferenti, facendoli lavorare su bracci di leva più vantaggiosi riducendo le energie spese dal nostro corpo e permettendo negli atleti un netto miglioramento della performance sportiva.

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